• home
  • genealogia
  • blog
  • e-biblio
  • svago
  • chi siamo
  • ringraziamenti
  • contatti
  • mappa del sito
BIBLIOTECA

F. MASTROSCUSA I fratelli del canguro Fragmentum Le Due Terre Pierino il zappatore About Magic Squares

LE PAGINE DI FEDELE MASTROSCUSA

Fragmentum (1964)

CARLO Eccomi finalmente da te.

FRANCESCO Ti ho atteso tante volte.

CARLO Ora soltanto è giunto il momento.

FRANCESCO Così è per tutte le cose. Attendi mesi, anni, perché ancora non sono mature. Ma dimmi di te.

CARLO Di me? Troppe cose, e forse non le dirò. Ti dico solo che mi sento fresco e rinnovato.

FRANCESCO La mia casa porta serenità a chi arriva su, dal mondo.

CARLO Come son giunto all’orlo del bosco ho visto, tra gli alberi, l’arco di cemento che va dal fianco del monte a questo pendio.

FRANCESCO E’ stato veramente un valico.

CARLO Dall’inquietudine e dall’ansia alla pace. Dal mondo a questa breve oasi tra le rocce.

FRANCESCO Ho sognato a lungo questa casa. Cento volte l’ho costruita col pensiero finché è maturata quassù, di pietra di calce di legno. E’ un approdo. Ma parlami di te.

CARLO Vedi, sto bene; dimostro appena venticinque anni, anche se ne ho dieci di più.

FRANCESCO Vedo che stai bene, nel senso corrente della parola. Ma non è questo che volevo chiederti. C’è nei tuoi occhi, nei gesti, un’angoscia che ancora ti domina.

CARLO E’ per questo che sono venuto. E non è stato facile giungere qui, non è stato facile decidermi a venire.

FRANCESCO Sediamo qui, presso la vetrata. Ci ascolta soltanto la valle profonda e le rocce. E gli alberi che nascono da isole di scogli.

CARLO Forse al nostro discorso si mescoleranno altre voci.

FRANCESCO La voce del vento, certo. E degli alberi.

CARLO Altre voci, umane.

FRANCESCO Rari amici mi raggiungono qui in alto.

CARLO Altri ospiti saranno con noi.

FRANCESCO Che vuoi dire? Hai invitato qualcuno? La mia casa è la tua.

CARLO Non ho invitato nessuno, ma ho portato con me...

FRANCESCO Ti ho visto solo. Perché non hai fatto entrare?

CARLO Sono entrate con me...

FRANCESCO Non comprendo...

CARLO Ecco, questo pacchetto e quest’altro: sono lettere.

FRANCESCO Chi viene con te è mio ospite. Benvenute con te anche le lettere che porti. Ti avranno dato dolore, ma ora sei lontano dal mondo, in alto, nella solitudine.

CARLO In alto, verso la solitudine salgono le ansie. C’è una parola lontana: il fumo dei loro tormenti sale in alto, per sempre, per sempre.

FRANCESCO Ti ascolto, le ascolto, le ansie, le lettere.

CARLO E’ un peso lieve, di dieci o dodici lettere, ma mi sembra di tirarmi dietro un macigno, come nell’incubo.

FRANCESCO Ora sei giunto alla meta. Presso l’amico. L’amico vero, nelle ore della più acuta sofferenza, sa essere un limpido specchio, dove guardi la tua pena, e mentre la guardi si dilegua. Parla.

CARLO Parleranno queste lettere, con la voce di chi le scrisse. Sono due creature, dolci ed avverse, che la vita ha fatto confluire in me. Due correnti che non si mescolano, entro la mia vita. Lieve una voce, limpida come una chiara corolla mattutina; calda l’altra e ricca e come un frutto maturo al meriggio. La prima la chiamerò Driade, l’altra Giulia.

FRANCESCO La prima ha la voce limpida, l’altra calda.

* * *

DRIADE «Vieni con noi alla gita. Domani mattina alle sette, a casa mia». Soltanto queste parole ho scritte; non è una lettera; appena un biglietto su mezzo foglio a quadretti strappato dal quaderno di mia sorella. Avrei proprio voluto scrivere una lettera, lunga. Ma se tu sai leggere queste due righe, esse ti diranno le tante cose che volevo dire. Ci siamo rivisti dopo tante settimane, proprio come il naviglio che non poteva non poteva navigare; o sono tanti anni? Appena mi hai riconosciuta. Un saluto freddo e sostenuto; da tanto tremore interno parole quasi fredde. Vieni, vieni domani; dammi la gioia semplice di rivederti, solo a sola. Non riesco a comprendere perché sei sgomento. Mi vuoi apparire freddo, come se tu non fossi giovane. Dammi la gioia di vederti domani, di sentirti vicino...

GIULIA «Ci vedremo stasera. Mi dirai tante cose. Tua Giulia». Ti prego, mio caro, non dirmi che sono fredda con te, che ti scrivo troppo poco. Temo che altri leggano il biglietto; come ieri sera ho raccolto, caduto dalla tua tasca, il foglietto con l’invito ad una gita di famiglia.
Hai svegliato in me tanta musica, eppure ti sento lontano. Il tuo animo è lontano. Una volta sola ti ho sentito tremare. Eravamo entrati nel cinema, mi ero seduta, e tu eri vicino, e mi tenevi ancora per mano come mi avevi guidato nel buio. Nessuna tenerezza ancora fra noi! Sentii il bisogno di avvicinare la tua mano alla mia bocca. Prendo il tuo dito fra le labbra, senza stringere, e lo riscaldo al mio fiato... Così ti saluterò stasera, senza dire alcuna parola. Perché parlare? Le parole non dette volano intorno a noi in forma di luce e colori, e la dolcezza di una carezza lieve, foglia che sfiora foglia, ci addensa sulle palpebre una nuvola violetta...

* * *

FRANCESCO Perché vuoi richiamare le voci lontane, le malinconie sommerse? Perché ti fermi innanzi l’albero caduto? Sono tanti intorno gli alberi nuovi, vivi.

CARLO Non sono voci sommerse, malinconie lontane. L’albero vivo, se lo guardi, lo vedi domani gettato a terra; il tronco morto, se lo guardi, ti dice che fu vivo.

FRANCESCO Il giorno di ieri è morto; è inutile evocarlo alla vita. Domani è un nuovo giorno, il nuovo giorno.

CARLO Quel che visse ieri vive ancor oggi; il gesto, la voce di giorni lontani rigermogliano nel sangue, e si mescolano alla tua carne. E le ospiti ritornano a parlare.

* * *

GIULIA Dentro di me è nata una fontana viva di riconoscenza per te, per le tue mani, così dolci e curiose. Camminavo inebriata, come se mi fossi svegliata per la prima volta. Nella calma sera questo sapevo: che nel mondo ardeva un fuoco, e quel fuoco ero io. Poi il gelo notturno. Perché la tua anima è lontana da me, come se fosse su un’altra stella? Ascolto le tue parole, dolci; ma non mi parli dei tuoi pensieri, dei tuoi sogni, della tua vita passata. Tu non mi lasci entrare nella tua vita; resto sulla soglia come una timida schiava.

DRIADE «Affettuosi saluti dalla spiaggia». Quattro parole e la mia firma. Oh, leggi, caro, anche quello che non scritto. Una breve passeggiata insieme. Disinvolti, come è disinvolta la gentilezza di due estranei. Ho compreso, non dalle parole, le tristezze dei tuoi giorni passati, le ansie dei futuri, l’inquietudine di oggi. Se chiudo gli occhi, mi rivedo al tuo fianco, mentre salivamo il sentiero contro il vento, riodo le parole non dette.

* * *

DRIADE Camminare così con te contro il vento. Questo soffio umido della prossima pioggia mi modella per te. Ansiamo un poco. Con te la stanchezza non mi stanca.

CARLO Sei così bella! Non è il vento; non è la salita; ma tu, tu mi togli il respiro Non voglio toccare la tua mano, mi basta sfiorarla.

DRIADE Questo sentiero non dovrebbe finire. Perché temi di toccarmi? Se mi accarezzi, divento più bella. C’è il sentiero e il cielo, e noi due, soli.

CARLO Non siamo io e tu, uno e due. Dentro di me tutti gli uomini, dentro di te tutte le donne. E il loro timore, e quel che fu già detto, e fu già fatto.

DRIADE Siamo come il re e la regina della favola. Tutto è nostro, se la gioia è nostra.

CARLO Siamo l’antico schiavo e l’antica schiava.

DRIADE Cammineremo sull’orizzonte.

CARLO Si cammina oggi su un fragilissimo sostegno; e spesso si rompe, ed ecco l’uomo cade nella servitùdel lavoro, cade la donna nella servitù del piacere. Siamo l’antico schiavo e l’antica schiava. Schiavi di altri schiavi, in una catena che non si riesce a interrompere. Non tremi?

DRIADE Ho tremato presso di te. E non perché agosto è morto ed avanza settembre. Un gesto d’amore, una calda parola non mi è venuta da te. Caro, caro, hai tenuto l’anima sempre stretta, alla mia, troppo stretta, come nella ressa d’un treno affollato, ma tu sei rimasto lontano, non hai voluto toccarmi. Ogni volta che ti vedo, mi pare di perderti. Guardami come i miei occhi ti guardano, entra nella mia vita come un vento...

* * *

FRANCESCO Il vento squassa gli alberi, e s’infrange contro le rocce. Qualche tronco rotola sulla strada, e interrompe ogni via col mondo.

CARLO Sì, la furia del vento. In giorni e notti di desolata tristezza, quando la morte è vicina e ti strappa una creatura del tuo sangue, quando il principio di vita vuole distaccarsi dal corpo, ecco si leva il vento impetuoso, e devasta il giardino che quella creatura aveva amato. Come scorgevano una volta al letto di morte l’angelo nero e l’angelo bianco che si contendevano l’anima del defunto, così, presso la morte, compare una tempesta di vento.

FRANCESCO Si rimane sgomenti, e quasi ebbri, dinanzi alla violenza dell’acqua e del fuoco. E del vento. Come se gli dei manifestassero la loro forza. Noi sfruttiamo il vento e l’acqua che ci volgan le turbìne; e il nostro tentativo è ridicolo: come di chi raccogliendo una pianta rara ricca di medicamenti che riscaldano il sangue se ne servisse per accendere un fuoco. O chi adunasse le donne più belle della terra per metterle a trasportare letame. La sapienza e la bellezza sono schiave nel cuore degli uomini.

CARLO E’ un torbido crogiolo il nostro cuore: vi fu posto il metallo nobile e lo trasformammo in vile.

FRANCESCO Ancora il vento. Che vuole? Ha la voce di quando non è riuscito a sradicare gli alberi. Chi chiama? Bussano!

FRANCESCO Un momento, un momento. Datemi il tempo d’aprire.

1º BOSCAIOLO Un albero caduto su un’automobile che veniva quassù; si è capovolta, ha cominciato ad incendiarsi. C’era soltanto quest’uomo.

2º BOSCAIOLO Posiamolo qui, sul divano. Non ha nessuna ferita, pare, ma è rimasto sempre svenuto. Così, sposta il cuscino, bene.

1° BOSCAIOLO Attento, è caduto qualcosa dalla tasca. Lettere; scusi, le metta sul tavolo.

FRANCESCO Ma che cosa è accaduto? Queste lettere erano già sul tavolo; sono scivolate di qui.

2° BOSCAIOLO Saranno altre lettere.

FRANCESCO Ma dov’è andato il mio amico?

1° BOSCAIOLO Quando siamo entrati abbiamo visto soltanto Lei.

FRANCESCO Là, era seduto sulla sedia.

2º BOSCAIOLO Forse è andato nell’altra stanza.

FRANCESCO Ma... chi è quest’uomo? Dove l’avete trovato? Carlo! Com’è possibile!

1° BOSCAIOLO Forse sta riprendendo i sensi. Si agita...

CARLO Dove sono? o amico, Francesco! Volevo venire da te, ma non so come sono giunto.

2° BOSCAIOLO Un albero si è schiantato sulla macchina. Lei è svenuto, e noi l’abbiamo portato quassù.

CARLO Ricordo solo il vento; e mi venne innanzi agli occhi un giardino devastato. Il vento squassava gli alberi e s’infrangeva contro le rocce.

1° BOSCAIOLO Ora è stanco, ha bisogno di riposare. Siamo lieti che sia un suo amico. Che veniva qui l’avevamo già compreso: la strada porta solo a questa casa.

CARLO Sì, è così.

FRANCESCO Ora ha bisogno di riposo... Anch’io... Tutti abbiamo bisogno di riposare, dopo questo vento.

2° BOSCAIOLO Allora noi andiamo. Il vento tace.

1° BOSCAIOLO Se avete bisogno di qualcosa...

FRANCESCO Grazie, grazie. Neanch’io sto tanto bene. Mi duole la testa. E’ il vento. O un po’ di emozione. Anche tu, Carlo, vorrai riposare. Grazie di tutto quel che avete fatto per il mio amico. Buona notte.

BOSCAIOLI Buona notte.

FRANCESCO Vuoi un cordiale, Carlo? Come ti senti?

CARLO Mi sento bene ora. Soltanto una sensazione di leggerezza alla testa; come se stessi sospeso, e potessi muovermi in alto e in basso.

FRANCESCO Ecco, bevi.

CARLO Ti trema la mano, vecchio mio. Sei molto pallido, come se la morte avesse sfiorato te. Com’è la tua salute?

FRANCESCO Buona, Carlo. Ma stasera sono stanco.

CARLO Non bevi?

FRANCESCO Bevo anch’io... Riprendi queste lettere?

CARLO Dove le hai trovate?

FRANCESCO Ti sono scivolate già dalla tasca, mentre eri ancora svenuto.

CARLO Le hai lette?

FRANCESCO No... perché dovevo leggere lettere che appartengono a te?

CARLO Permetti che le bruci, al caminetto? E’ un segreto. Non ne parleremo.

FRANCESCO E’ un segreto. Non ne parleremo.

CARLO Fatto. E ora ti chiedo un letto. Ho un sonno terribile, come se non avessi dormito da dieci giorni.

FRANCESCO Andiamo: parleremo domani.

* * *

CARLO Mai mi sono svegliato così fresco, così nuovo.

FRANCESCO E’ l’aria della montagna.

CARLO E’ la tua ospitale amicizia.

FRANCESCO E’ il pericolo di ieri sera.

CARLO Forse questo. Come nel sonno si ristorano le forze, così è avvenuto nel mio lungo svenimento. Ho dimenticato il groviglio che mi tormentava. Era cominciato come un gioco di fanciulli, con una sorta di contrasto, come il vento di primavera che soffia ora da una parte, ora dall’altra. Poi, il gorgo è diventato sempre più profondo, e non c’era nessuna ragione per risalirlo, e nessuna ragione per continuare. Ma ho distrutto tutto. Con quelle lettere. Che furono un dolce cominciamento, un prato di fiori che poi cela un precipizio.

FRANCESCO Che cosa ti crucciava?

CARLO Non lo dirò. Tutto bruciato.

FRANCESCO Puoi bruciare la carta. Non l’anima delle creature, non i grovigli di pensieri e sentimenti che le agitarono. Puoi sì cancellare l’orma, non chi la impresse.

CARLO Ti dirò la conclusione. Con la franchezza della nostra vecchia amicizia. Non so proprio non so se l’albero cadde improvviso sulla macchina; forse potevo evitarlo, e non volli. Un attimo, compresi il pericolo, ma non tentai di evitarlo. Rimasi immobile; come la forma si riempie di metallo, mi sentii tutto invadere dallo stupore. Dove leggemmo che gli dei calavano un velo sugli occhi ai morituri, perché il destino si compiesse? E gli uomini inconsci bendano gli occhi di coloro che credono di poter uccidere. Allora pensai solo a te, al tuo fraterno aiuto; e mi svegliai qui portato da mani pietose.

FRANCESCO Sì, è stato così.

CARLO E ti vidi così pallido, e lessi nei tuoi occhi la morte che io avevo incontrata; ti sentii spaventato di vedermi...

FRANCESCO Sì.

CARLO Avevo un segreto, uno sgomento indicibile, un groviglio intorno a me di creature e di cose, avverse, ma come sono opposte la radice e la chioma d’un albero; l’una s’alza al sole, l’altra s’affonda nella terra.

FRANCESCO Ho anch’io un segreto, recente; ma non lo dico. E la tua immagine m’aiuta: ho sentito d’un tratto, come un fulmine che illumina tutto e sorprende nella notte il sonno delle cose, ho sentito che la chioma dell’albero e la radice non sono avverse. Ma i nostri occhi dicono il falso: nel bosco ci lascian vedere gli alberi come nel disegno di un bambino: su da una linea sorgon il tronco e i rami, sotto non si vede niente; non vediamo le radici che danno sostentamento a tutta la pianta.

CARLO Di coloro che ci stanno accanto, che ci amano o ci odiano, vediamo il contorno fisico; ascoltiamo le parole del momento; ma quelle figure, quelle parole hanno radici profonde. La foglia può essere amara e la radice piena di virtù; e la foglia amara nutrisce la segreta virtù della radice.

FRANCESCO Forse è l’anima della montagna che ci fa pensare e parlare di queste cose.

CARLO Quand’ero fanciullo, nel nostro giardino, fantasticavo sulle favole antiche; e mi pareva di scorgere da ogni pianta divincolarsi una creatura, vedevo gli occhi supplichevoli della prigioniera: gli occhi di Driade.

FRANCESCO Anche noi siamo prigionieri. Dentro una corteccia, dentro una conchiglia che noi stessi ci facciamo e ci portiamo dentro.

CARLO Un sogno, un sorriso, un ricordo, un miracolo possono fendere la corteccia.

FRANCESCO Lo so; è il mio segreto.

Tutti i diritti riservati - Nessuna parte del testo può essere riprodotta senza autorizzazione

torna su