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F. MASTROSCUSA I fratelli del canguro Fragmentum Le Due Terre Pierino il zappatore About Magic Squares

LE PAGINE DI FEDELE MASTROSCUSA

Le due Terre

Le due grandi Terre erano una volta una sola. Quelli della Terra Alta scendevano alle dimore degli Altri, in cadenze di giorni, e con un gesto con uno sguardo con un passo davano consigli e aiuti nelle opere. Erano le due Terre, l'Alta e l'Altra, segnate al loro incontro da un fiumicello limpido e quieto, agevole in ogni tratto al guado. I bimbi degli Altri giocavano sulle rive e nelle acque, carezzevoli e non perigliose.

Lentamente, nel giro degli anni, quel velo liquido che non arrivava al petto di un bimbo di cinque anni si appesantì: il solco divenne largo e profondo, e il fiume separò le due Terre. Gli Alti venivano più di rado nell'Altra, attraversando senza impedimento le Acque, docili e mansuete al loro passaggio. Per ammaestramento mostrarono agli Altri la costruzione di un ponte.

Tracciarono delle figure nella sabbia: "Quando le due Terre saranno separate, segnerete queste figure, con l'opera delle mani, ma, prima, con il volgere del vostro canto. Nell'onda assorta del coro, tremore d'anima e di suono, nasce la figura. E sarà a voi ponte verso la Terra Alta". Altri canti, intorno all'albero grande, creavano sulla sabbia fina altre onde, altre figure; ("sulla docile sabbia il canto scrive", sentì il poeta, ma la mano  tremò , ché gli tremava il cuore nel guardare troppo indietro, e trascrisse "sulla docile sabbia il vento scrive").

Più tardi, soltanto di notte scendevano gli Alti, e aiutavano gli Altri senza farsi scorgere, compiendo le opere interrotte, cominciandone nuove. Gli Altri, nella loro Terra ormai disgiunta dalla Terra Alta che appariva come nuvole e foschia, in turbinìo di cielo e mare agitati, costruivano piccoli e grandi ponti, e talora credevano così di poter raggiungere la Terra Alta, che sapevano che c'era ma non sapevano più dove si trovasse.

La cadenza delle stagioni, nutrita dal respiro delle stelle, divenne per gli Altri come le foglie che il vento tardo dell'autunno ammucchia morte, e poi disperde. Se qualcuno, qua e là,  anche solo con il gesto lieve, un alito, delle mani, o con un lampo rapido degli occhi, ricordava la Terra Alta e il ponte, il ponte vero, tutti gli Altri lo guardavano come un folle, e lo lasciavano solo. Alla sera l'ombra dell'uomo in solitudine si allungava, come un braccio proteso, verso il valico lontano.

Perduta l'arte del canto e del ponte, continuarono gli Altri a costruire ponti nella Terra Altra che le Acque, ribellanti e furiose, avevan tagliata in frammenti e separata. Continuarono l'uso del canto, fuori dall'ora del rinascere della luna, e la musica non modellava più la sabbia la pietra le piante e i corpi, ma operava come la tempesta quando disvelle, infrange, sconvolge, trascina. Nel sogno rivelatore che si avvicinava ai cuori sonnolenti comparve l'immagine di uno che col canto incantava le pietre gli alberi gli animali, e subito fu ucciso da coloro che avevan perduto la memoria del canto e del ponte. Fu ucciso perché ricordava il tempo quando gli Alti scendevano in aiuto degli Altri, dapprima nel giorno unico, poi nella notte.

E quando uno segna, con il gesto con la parola, la Terra Alta, gli Altri,  pur separati e franti e incerti, si radunano  fieri e concordi, con pensieri di sangue, contro l'intruso.

 

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